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5.12.2016

Un genio chiamato Lisca di pesce




Benito Jacovitti è stato un autore italiano paragonabile sicuramente ai francesi come Morris l'autore di Lucky Luke o Goscinny e Uderzo gli autori di Asterix, giusto per citare alcuni tra i più famosi scrittori e disegnatori di fumetti al mondo. Non so se Jacovitti sapesse di essere un genio del disegno e della battuta umoristica, ma sta di fatto che lo era. Non so se fosse di destra o di sinistra ma la sua vis comica colpiva tutto e tutti. I suoi disegni e i suoi testi smontavano e rimontavano frasi fatte, nonsense, modi di dire, tormentoni etc. Lisca di pesce, durante gli anni della sua carriera, venne spesso censurato, e per avere pubblicato Karmasultra su testi di Marcello Marchesi, no, niente!, venne bandito dal Vittorioso e da molte pubblicazioni filo cattoliche degli anni '70. La figlia Silvia ci racconta che il suo famoso padre "se ne andò" a tempo di Tip tap. A me piace appunto ricordarlo con quel suo faccione simpatico e diretto (da attore comico), mentre balla e si allontana circondato da tutti i suoi personaggi.

3.19.2012

Tusitala e Hugo



Una volta, in un'intervista Hugo
Pratt il fumettaro, dichiarò che prima o poi sarebbe andato sull'sola di Upolu nelle Samoa, per salire sul monte Vaea dove era stato sepolto Robert Louis Stevenson che gli indigeni samoani chiamavano Tusitala (scrittore di storie) uno dei suoi scrittori feticcio. Devo ammettere che per tanti anni mi è rimasta la curiosità di sapere se poi quel viaggio per rendere omaggio all'autore de L'isola del tesoro, da parte del disegnatore riminese, papà di Corto Maltese, fosse stato fatto. La figlia Silvina Pratt nel libro  Con Hugo. Il creatore di Corto Maltese raccontato dalla figlia (Marsilio editori 2008) lo racconta così... "Hugo è davvero un amante della vita avventurosa o non è piuttosto l’avventura che gli corre continuamente dietro, contro la sua volontà? Credo che preferisse trascorrere tre giorni alla ricerca di aneddoti e storie nei suoi libri, piuttosto che partire per il giro del mondo. L’avventura e gli avventurieri si sono ricongiunti a lui nella sua leggenda. La realtà talvolta è più terra terra. Come quando si è recato sulla tomba di Stevenson sull’isola di Apia*, nell’Oceano Pacifico. Mi ha raccontato che non ce la faceva, il sentiero era troppo ripido, gli mancava il fiato. Ha finito per sorvolare la tomba dello scrittore in elicottero..." Forse immaginavo questa visita un pelino più avvolta nella leggenda ma va bene lo stesso: grazie a Silvina Pratt per avercelo raccontato.
NdR:*Apia, per l'esatezza, è la capitale delle Samoa. La città si trova sulla costa settentrionale dell'isola di Upolu. È il porto principale e l'unica vera città del paese.

12.13.2011

Mario Tobino

Solo stando solo un uomo è libero, cioè è lui.
(da Opere scelte, a cura di Paola Italia, Mondadori, 2007)

10.10.2008

Leggere Borges...

Leggere Borges è come entrare dentro a un labirinto. Acuto, intensissimo, geometricamente perfetto, semplice e difficilissimo allo stesso tempo. Un gioco, una cabala, la pietra filosofale che può trasformare i sogni in pensieri , e i pensieri in scrittura con i segni regolati dall'achitettura delle sue virgole e dei suoi punti. Borges, una volta incontrato, lo rivedi ovunque: nelle magiche note del jazz di Coltrane, che ti parla. Da dentro i quadri di Picasso, che ti guarda. Nelle "closures" della letteratura disegnata lo percepisci mentre cammina tra gli spazi che dividono unendo le vignette. Borges ti guida dentro i suoi mondi, ti porta davanti ai gauchos, al minotauro, a uomini e donne perduti nel presente del passato; richiamando mitologie incastonate come gioielli dentro allo scorrere del tempo. Lui è un alchimista dei mondi onirici, la chiave magica che può aprire ogni porta. Si potrebbe passare tutta la vita a leggere L' Aleph, e ogni volta sorprendersi a scoprire un libro differente, misteriosamente diverso, denso di una sua nuova alchimia, perché ogni libro ne contiene altri mille. Jorge Luis Borges riesci a vederlo mentre fuori soffia un impetuoso vento argentino: lui sta lì, seduto, mentre stringe il suo bastone e osserva lontano. Sta in silenzio, in una cecità che gli permette di vedere e guardare ben oltre la superficialità dei nostri occhi; conscio custode degl'infiniti segreti dell'animo umano...
Vidi l'Aleph, da tutti i punti, vidi nell'Aleph la terra e nella terra di nuovo l'Aleph e nell'Aleph la terra, vidi il mio volto e le mie viscere, vidi il tuo volto e provai vertigine e piansi, perché i miei occhi avevano visto l'oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha contemplato; l'inconcepibile universo.

Da L'Aleph di J.L. Borges