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10.05.2011

God bless America (così, a mente fredda... dopo la tempesta)

 
God bless the people of Iraq, Afghanistan, Cermis, Perugia and all Italy too.

7.26.2010

Saul Steinberg


"Il disegno come esperienza e occupazione letteraria mi libera dal bisogno di parlare e di scrivere. Lo scrivere è un mestiere talmente orribile, talmente difficile… Anche la pittura e la scultura sono altrettanto difficili e complicate e per me sarebbero una perdita di tempo. C’è nella pittura e nella scultura un compiacimento, un narcisismo, un modo di perdere tempo attraverso un piacere che evita la vera essenza delle cose, l’idea pura; mentre il disegno è la più rigorosa, la meno narcisistica delle espressioni".
(Saul Steinberg, intervista di Sergio Zavoli, 1967)

7.12.2010

Mondiali

Seppelliamo e dimentichiamo.

10.23.2008

Gli uomini preferiscono le tombe

Di tanto in tanto, pare che ci sia una critica d'obbligo verso un certo genere di film o altri media riguardante i loro eventuali contenuti violenti. Ma poi, effettivamente, esistono circostanze dove la violenza è completamente inesistente? A cominciare dalle "innocenti" fiabe che le nonnine raccontano ai loro bravi nipotini affinché diventino probi e retti adulti, già troviamo messaggi contenenti un certo uso della violenza: ad esempio in quella di Biancaneve, dove la regina e matrigna della protagonista chiede al cacciatore di uccidere e poi portargli il cuore della povera figliastra; in quella di capuccetto Rosso, dove un altro cacciatore apre la pancia del povero lupo per salvare nonna e nipote; nel Pinocchio, quando quest'ultimo viene impiccato dal gatto e la volpe. A prescindere che i finali a lieto fine, o una diversificazione tra violenza fatta a fin di bene e una a fin di male, ne giustifichino il suo utilizzo, direi che sin dai primi anni della nostra vita, involontariamente, riceviamo una educazione alla conoscenza della violenza. La frustrata società di questi ultimi anni ha poi sviluppato un atteggiamento molto più aggressivo nei confronti di tutto e tutti: verbalmente e spesso fisicamente. Basta leggere i quotidiani e guardarsi intorno. Forse aiutata anche da quel ciclope luminoso che chiamiamo televisione e che fornisce tutta una serie di messaggi che inneggiano alla competizione e al successo facile, tra urla e pianti di disperazione; oggi sicuramente si è anche molto meno empatici che nel passato e i "chi se ne fotte" imperano. Il cinema si adegua ai nuovi modelli comportamentali della gente, è un cane che si morde la coda, e conseguenzialmente: decadenza alla decadenza, e corruzione alla corruzione. Non per questo però bisogna cedere ed accettare la violenza del reale, di cui non si può certo incolpare il cinema o altri media come libri o fumetti che spesso vengono ingiustamente tirati in causa. Credo che la cosa migliore da farsi sia approfondire la propria conoscenza per sviluppare meglio l'obiettività, se non altro per difendersi e comprendere che, alla fine, un film è solo un film, una fiaba solo una fiaba, e un imbecille, che interpreta male per fare del male, a modo suo, certi contenuti, è solo un imbecille.

10.03.2008

Tra realtà, storia e finzione

Prendo spunto da un interessante post dell'amico Silvano, su Spike Lee, per ampliare il discorso e il mio punto di vista su realtà, finzione o mistificazione del cinema. Il regista non è uno storico e il cinema è pura finzione. Il regista deve raccontare una storia che tenga desta l'attenzione del pubblico e se pur partendo da fatti storici può tranquillamente inserire delle situazioni di pura fantasia. Inutile cercare di capire il nostro passato attraverso il cinema che lo filtra dandogli una dimensione che si discosta da quella reale; finalizzando il tutto a raccontare per immagini e dentro una realtà rivisitata con l'occhio di chi sta dietro la cinepresa. I film possono depistare con degli errori: uniformi, armi, mezzi di locomozione, ambienti, modo di parlare del periodo e frasi utilizzate nei dialoghi che spesso risultano fuori dal contesto storico, molte situazioni vengono cambiate... ad esempio nel bel film sulla "Rosa Bianca" Sophie Scholl va verso il patibolo senza nessuna lesione fisica, mentre storicamente è risaputo che la Gestapo le diede tante di quelle botte che davanti al tribunale del popolo ci arrivò con le stampelle. Nel criticatissimo film "la Caduta", il regista dà un immagine di Hitler e dei suoi satrapi forse un pò troppo smussata e addolcita. A mio parere ripetere un fatto storico tale e quale a come è accaduto nella realtà è impossibile ci si può solo avvicinare, per il resto meglio consultare i libri di storia di autori "seri", i documentari dell'epoca e le testimonianza di chi quei fatti li ha vissuti in prima persona... il cinema va preso per quello che è, imitazione della realtà, e non troppo sul serio: uno spettacolo d'intrattenimento che dà emozioni, ed informazioni che poi andrebbero sempre controllate e confermate. Lo so, suona un po' retorico e ci sarà anche chi afferma il contrario, in ogni caso: show must go on.

1.26.2008

CENSURA E AUTOCASTRAZIONE ( Tre passi indietro nel delirio... forse anche quattro)

Prendendo spunto dall’ottimo articolo di Michele Medda, che trovate qui, vorrei ritornare un attimo sul discorso censura. Senza volere, per carità, entrare nel sociologico, credo che comunque sia doveroso, trovandosi davanti a un atto censorio cioè attentare alla libertà di espressione dell’individuo; fare un esame di coscienza . Focalizzando l’argomento sul media fumetto. A prescindere da pressioni esterne, mi sembra che ogni casa editrice abbia sempre attuato un certo tipo di censura o auto censura sui propri prodotti. Ad esempio, una delle più grandi multinazionali che operano nel campo dell’intrattenimento: la Walt disney, che da sempre si occupa di proporre prodotti per la famiglia ha, secondo me, un contraddittorio modo di procedere, in quanto, da una parte si preoccupa di offrire dell’intrattenimento anche educativo ma dall’altra la filosofia disneyana è la negazione stessa della famiglia. Le relazioni che intercorrono tra i suoi personaggi più famosi sono sempre quelle di zio e nipote e il benché minimo cenno alla sessualità viene bandito. Il rapporto padre e figlio o madre e figlio viene evitato perché include anche il discorso della sessualità, probabilmente il bersaglio preferito, insieme alla rappresentazione della violenza, dei censori. In Italia per capire che l’argomento sesso può essere trattato e discusso nonché ironizzato, bisognerà aspettare gli anni settanta e i fumetti della Ediperiodici, sino ad allora si attuava una censura addirittura sui dialoghi dei personaggi. Il primo autore, in Italia, a mostrare gli attributi sessuali fu Magnus che intelligentemente capì che non c’era niente di male a includere nelle sue storie, in maniera esplicita, un atto così fondamentale nella vita di ognuno di noi. Nonostante si sia arrivati a una libertà di costumi dettata anche dalla possibilità di avere informazioni in tempi ultra veloci, la censura continua a colpire in tutti i settori dell’intrattenimento attuando tagli su scene che contengono riferimenti alla sessualità, eliminando dialoghi che hanno contenuti scomodi, addirittura cambiando il colore del sangue nelle scene violente dei cartoni animati. Ancora oggi in prevalenza gli eroi dei fumetti vivono vite caste e pure, preferiscono la compagnia degli amici a quella delle amiche e raramente utilizzano l’epiteto sostituendolo con frasi colorite ma che in una collocazione reale fanno ridere i polli. Fondamentalmente la censura esiste perché noi l’accettiamo e a seconda della nostra morale o etica personale ne siamo anche i fautori. Fatevi un giro e scoprirete quanti pregiudizi ruotano ancora intorno a chi porta dei tatuaggi o dei piercing. Nella nostra ipocrisia sociale c’e chi vorrebbe “camuffare” anche il proprio cesso, negando e censurando l’esistenza dei propri bisogni fisiologici. Nella nostra società si proteggono i bambini dalla violenza in generale censurando i prodotti destinati al loro consumo ma poi gli si passa sotto gli occhi un certo tipo di programmi televisivi dove si urla e si litiga in situazioni di banalità mediale. Concludendo direi che la nostra società vivendo in uno stato di apatia e delegando sempre a qualcun altro la scelta di ciò che è giusto o sbagliato, la censura se la merita, anche se io sarei a favore del censurare la censura…

1.23.2008

SERIALMANIA

Il noto critico Aldo Grasso ha dichiarato, qualche tempo fa, che i serial televisivi degli ultimi anni battono di gran lunga quello che ultimamente propone ll grande schermo. Un affermazione che io approvo quasi del tutto... Effettivamente il cinema degli ultimi tempi lascia un po a desiderare in quanto a coinvolgimento, pensato forse troppo in maniera consumistica per fare cassetta nelle sale di tutto il mondo. Sempre più spesso, le produzioni cinematografiche, ci propongono cast con attori famosi e super effetti speciali pur di attirare gli spettatori a visionare prodotti che dal punto di vista della trama e dei contenuti sono abbastanza esigui. Al contrario gli sceneggiatori della televisione seriale sembrerebbero molto più attenti a ciò che propongono e scrivono: certamente sollecitati dal fatto che, se si deludono le aspettative dell'utente questi con il pulsante del telecomando cambierà canale. Considerando il fatto che solitamente il cast di un serial è composto da attori meno famosi, a parte le "guest star" che vi prendono parte, rispetto al cast di un film che solitamente vede tra i suoi partecipanti attori di fama diretti da registi altrettanto noti e che in ogni caso attireranno il pubblico pagante nelle sale, il successo di un prodotto, quindi la continuity, per il piccolo schermo è tutto basato su ciò che gli sceneggiatori suggeriscono e dal grado di coinvolgimento con cui riescono ad intrigare il pubblico. Il successo o il fallimento di un serial è quindi quasi totalmente nelle mani dei suoi ideatori, che in ogni caso possono esprimersi al meglio , avendo a disposizione più tempo per fare affezionare gli spettatori ai loro caracters e alla loro storia. Un prodotto per il cinema ha l'attenuante che in, più o meno, 120 minuti, deve invece dare il massimo sia dal punto di vista della narrazione, creando tutte le condizioni perché il pubblico possa immedesimarsi ed entrare in empatia con i protagonisti, empatia resa raggiungibile e facilitata dal fatto che gli attori sono già personaggi conosciuti. Concludendo, direi che, comunque, il cinema ha sempre dalla sua l'incredibile atmosfera da sogno che crea il grande schermo oltre al condividere l' esperienza emotiva della visione con gli altri spettatori...