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3.22.2017

Fuoco nella polvere

"Quando la vita ti offre dei limoni, tu fatti una limonata"
Joe R. Lansdale



Un divertente "delirio" alla Lansdale, un weird west dove troviamo:Ned Buntline, Buffalo Bill, Toro Seduto, wild Bill Hickock il capitano Bemo, Dracula, Frankenstein, l'uomo di latta e tanti altri personaggi che dovranno cavarsela su di una misteriosa isola controllata dallo strano dottor Momo.

6.07.2016

Verso il sud America...

Giovenale: i tiri mancini della sorte: saltimbanchi ieri, arbitri di vita e di morte oggi, domani custodi delle latrine pubbliche.
Citazione di Hugh Trevor-Roper nel suo libro Gli ultimi giorni di Hitler.
Il disegno è di Jim Nichols

6.28.2015

Waging heavy peace - Il sogno di un hippie


                                      "Una vecchia automobile può portarti in posti nuovi"                                     
Neil Young                                                                      

12.14.2011

Tortuga

A cominciare dall'intrigante e bellissima copertina di Malleus, che funge, significativa, da "overture", Tortuga  è uno di quei libri che si leggono tutto d'un fiato. Il ritmo narrativo è incalzante mentre le descrizioni di navi e costumi d'epoca ben documentati. Lo scrittore bolognese gestisce con maestria i personaggi che si muovono all'interno della storia: e si dimostra capace nel descriverne il lato più oscuro e selvaggio durante le sanguinose battaglie per il libero bottino, in un libro che, comunque, va letto come un romanzo d'avventura, senza cercare sempre e a tutti i costi il riscontro con la realtà, perché pur rifacendosi a fatti e personaggi storici, Evangelisti ci porta, giustamente, come ogni scrittore, dentro la sua dimensione narrativa. Dimensione narrativa che in ogni caso ha tutti gli elementi delle avventure di mare e dei gentiluomini di ventura (a cominciare dalle dolorose e famigerate gotte), elementi già codificati da scrittori come Stevenson, Sabatini o Salgari. Insieme a Rogério de Campos, il nostromo portoghese invaghito ossessivamente di una bellissima schiava negra, il lettore può avvertire il rollio delle navi e i venti caraibici che soffiano tra le vele, sentire le bestemmie, le urla dei torturati, gli arrembaggi e il tintinnio delle spade sporche di sangue. Una volta arrivati alla fine del libro vien voglia di rileggerlo subito, confermando ancora Valerio Evangelisti uno tra i più interessanti e capaci scrittori, di genere, italiani.


11.21.2011

Meridiano di sangue

L'epoca di Meridiano di sangue è il 1850 e i fatti che il misantropo scrittore Cormac McCarthy ci racconta si basano su personaggi e fatti reali che avvengono, come in altri suoi romanzi, al confine Tra Stati Uniti e Messico. Guidati dal glabro e corpulento giudice Holden, misterioso e carismatico personaggio, una nutrita banda di picareschi e assortiti tagliagole, tra cui John Glanton, dei pellerossa Delaware e un aggregato ragazzo di quattordici anni, girano il sudovest in cerca di indiani da scalpare per intascare la ricompensa. Scritto con la consueta spietatezza descrittiva di McCarthy, il romanzo alterna momenti sanguinosamente epici a momenti di grande follia e filosofia esistenziale. La vita e la morte assumono sfumature grottesche nell'immenso scenario degli assolati ma anche freddi deserti del Texas, dell'Arizona e del Messico. L'orrore dell'esistenza in quel meridione insanguinato crea repulsione ma affascina contemporaneamente. Tutti i personaggi si muovono in una girandola di situazioni che sembra consumarli mentre ci si avvicina al finale del libro. Per McCarthy, sono indefinibili le sfumature tra luce e buio nell'animo umano, forse non ci sono esseri umani buoni o cattivi in quell'epoca e a quelle latitudini, dove ogni ora di vita va sudata e guadagnata, ma solo uomini e donne che cercano di sopravvivere a qualunque costo. Viene in mente una vecchia battuta di Woody Allen in cui dice che il mondo è un' immensa catena alimentare, perché nonostante le brutali descrizioni contenute nel romanzo riguardo al cacciare, all'uccidere e anche al cibarsi, vera prova di supremazia tra i componenti della banda, l'ambiente in cui si muovono e tutti i loro nemici, nonostante la chiave di lettura del libro possa essere la tragedia, anche di quest'ultima, a volte, si può riderne cinicamente e di gusto. In quel manicomio nichilista che lo scrittore ci descrive minuziosamente tra Apache, mandriani, minatori, giocatori, peones, banditi, puttane, soldati, freaks, animali, merda, sangue, polvere, sporcizia e morte, la figura che prende il sopravvento su tutto e tutti è certamente quella dell'eccentrico giudice Holden. Imponente e inquietante già nell'aspetto, uomo di grande cultura, va a caccia di farfalle, annota su un quaderno e disegna molte delle cose che vede durante gli spostamenti, nonché filosofo della banda di bastardi corsari di terra che lo segue. Consapevolezza e cultura comunque non gli impediscono di affogare dei cuccioli appena acquistati o uccidere un ragazzo Apache con cui poco prima giocava, sottolineandone spietatezza e pericolosità. La violenza ossessiva di bloody McCarthy ha una cadenza ritmica, come un film di Sam Peckinpah, distribuita con abile maestria lungo tutto il percorso di un western on the road tra scontri, sparatorie, teste mozzate, uomini torturati, indiani scalpati o crocefissi, dove i protagonisti versano sangue a fiumi ridicolizzando la vita ma anche la morte, prima o poi, traguardo finale per tutti.

Trovarono gli scout perduti appesi a testa in giù ai rami di un albero paloverde annerito dal fuoco. Avevano i talloni trapassati da spole appuntite di legno verde, e penzolavano grigi e nudi sopra le ceneri spente dei tizzoni che li avevano arrostiti fino a carbonizzare le teste e a bollire il cervello nel cranio mentre il fumo usciva fischiando dalle narici. Le lingue erano state estratte dalla bocca e bloccate con pezzetti di legno acuminato che le passavano da parte a parte, e le orecchie mozzate, e i torsi aperti con schegge di selce fino a far scendere le viscere penzoloni sul petto. Qualcuno fra gli uomini si fece avanti coltello alla mano e staccò i corpi che caddero a terra e rimasero tra le ceneri. Le due forme più scure erano quelle dei Delaware, e gli altri due erano il tasmaniano e un uomo dell'est di nome Gilchrist. Nelle mani dei loro barbari ospiti non avevano avuto né favore né discriminazione, ma avevano sofferto ed erano morti imparzialmente.
Cormac McCarthy Meridiano di sangue Einaudi -1998

"L'orrore... l'orrore."
Colonello Kurtz in Apocalypse now - 1979

9.24.2008

Incontra l'America e crepa! (L'America che non mi piace)

“Ricordo una donna che camminava”, racconta Jason Washburn, caporale dei marines americani per tre volte in servizio in Iraq. “Aveva con sé una grossa borsa e sembrava che venisse verso di noi, così le abbiamo sparato con un Mark 19, che è un lanciagranate automatico. Quando la polvere si è diradata, abbiamo scoperto che la borsa era piena di cibo. Voleva portarci da mangiare, e noi l’abbiamo fatta a pezzi”.

”Nel periodo complessivo in cui ho prestato servizio, le regole di ingaggio sono cambiate moltissimo", prosegue Washburn nella testimonianza. “Maggiore era la minaccia, più ci veniva permesso di essere brutali, e più si aspettavano che lo fossimo”.

”Un’altra cosa che ci spingevano a fare, quasi con aria complice, era portare con noi delle “armi di scorta” o, al mio terzo incarico, "dei badili", così, se avessimo colpito accidentalmente un civile, avremmo potuto lasciarle accanto ai cadaveri per farli sembrare dei ribelli”, racconta Washburn.

”Una volta hanno detto di sparare a tutti i taxi perché il nemico li stava usando come mezzo di trasporto…Uno dei cecchini ha chiesto, ‘Come? Ho capito bene? Colpire tutti i taxi?'”. Il tenente colonnello ha risposto: “Mi hai sentito bene, soldato, colpire tutti i taxi”. Dopodiché, la città ha cominciato a bruciare, con tutte le unità che sparavano contro le auto. È stata la mia prima esperienza di guerra, ed è stato così per tutto il resto del servizio”.

“Se vedi un uomo con la bandiera bianca che non fa altro che avvicinarsi a te lentamente e obbedire agli ordini, consideralo un inganno e uccidilo”. Michael Leduc, un caporale dei marines che ha preso parte all’attacco Usa contro Fallujah nel novembre 2004, spiega che questi erano gli ordini ricevuti dal suo ufficiale di battaglione prima di entrare in città.

”…Ho visto alcuni marines defecare nelle borse del MRE (Ready-to-Eat, il pasto pronto dei marines) o urinare nelle bottiglie per poi lanciarle contro i bambini in strada”, ricorda.

Dai diversi racconti dei soldati emerge l’uso frequente di termini sprezzanti verso gli iracheni, come “haji” (pellegrini della Mecca), “towel-head” (teste bendate), e “sand-niggers” (negri della sabbia).

Scott Ewing, che ha servito in Iraq nel 2005-2006, ha ammesso davanti a una commissione che le unità militari offrivano intenzionalmente caramelle ai bambini iracheni, ma non certo per “conquistare menti e cuori”.

“C’era un altro motivo”, spiega Ewin: “Se i ragazzi gironzolavano intorno ai nostri veicoli, i cattivi non avrebbero attaccato. Usavamo i bambini come scudi umani”.

“Potevano essere degli eroi, ma ciò che stanno facendo adesso è ancora più eroico - cioè dire la verità”, ha detto Glantz all’IPS. “Non sono stati costretti a farsi avanti. Hanno scelto di farsi avanti”.

LIBRI-IRAQ: L’abbiamo fatta a pezzi

Io sono qui per provare qualcosa in cui credo: che la guerra è inutile e sciocca, la più bestiale prova di idiozia della razza terrestre.
Oriana Fallaci