La nostra nave pirata scorrazzerà sui mari alla ventura...dovunque porteremo la nostra tolda gitana e avventuriera e il riparo illusorio del nostro cielo...Leon De Greiff
Mentre cercavo informazioni riguardanti le leggi per punire i crimini nel 1600, sono approdato a questo interessante, e sicuramente da quotare, sito: http://www.karlguillen.org/penadimorte.html. Ieri era la giornata per dire no alla violenza sulle donne, io aggiungo il mio no, anche, alla violenza che vede coinvolti gli animali e soprattutto: no alla pena di morte. Nel sito sopraccitato ho trovato anche un elenco di "orribili" e sadici supplizi ideati nel corso dei secoli, dall'uomo, come castigo...
In un post di settembre, intitolato: Pablo, ora "ribattezzato": Pacco Neruda, ho preso la così detta “bufala”. Il post in questione, preso in prestito da un altro blog, cita una poesia il cui, presunto, autore dovrebbe essere il grande poeta cileno Pablo Neruda. Grazie al commento di Pierangelo, ho scoperto che non è assolutamente così, tra l’altro, sembra, che la suddetta poesia giri in rete da un po' di tempo ingannando, come me, molti altri utenti. Voglio, perciò, scusarmi con tutti i frequentatori del mio blog per questa figura da "mozzarella", ma soprattutto per aver contribuito, anche se in buona fede, a far circolare questo falso. Il significato della poesia, a prescindere dalla paternità dell’autore, rimane, in ogni modo, bello e intrigante, anche se va ad arricchire falsi leggendari come: I diari di Hitler o la scoperta dei nuovi Bronzi di Riace; sollevando, anche, la questione sull’attendibilità delle notizie che spesso circolano in internet.
Un piccolo omaggio a due personaggi di cui ho già parlato in un post precedente: Gianni e il magico Alverman. Protagonisti di un serial televisivo, io, li ho rivisitati in chiave fumettistica.
Ho comprato e letto il numero uno di "Nemrod" nuovo parto della Star Comics, ad essere sinceri, non mi è piaciuto granché. Pesantemente didascaliche, con pochissimi dialoghi, le prime ventitrè tavole cercano di introdurci in questo fantasy demoniaco popolato da mostri che minacciano l'umanità. Farraginoso, condito con frasi ad effetto e citazioni della genesi si arriva, con molta fatica, al primo traguardo finale chiedendosi se vale la pena di seguire le avventure di un prete, un commissario e due ragazzi coinvolti nella vicenda perché i loro cognomi contengono la parola che dà il titolo alla mini serie. I disegni di Fabio Celoni sembrano un p0' sacrificati dal formato, si passa da "vignettoni" che occupano un intera pagina, a vignette formato francobollo che creano un effetto eterogeneo, e si ha anche l'impressione, "probabilmente solo l'impressione", che i disegni non siano fatti sempre dallo stesso autore. Qualche errore nella trascrizione del lettering e un pessimo, a mio parere, taglio del disegno di copertina, che non è comunque il massimo, completano il tutto. NEMROD I CACCIATORI DELLA BESTIA 666. TITOLO: NEL NOME DEL SIGNORE.TESTI: ANDREA AROMATICO. DISEGNI: FABIO CELONI. EDIZIONI STARCOMICS.
Per crescere si paga un prezzo.
Nel terzo episodio, della seconda stagione di Heroes, uno dei protagonisti viene coinvolto in una rapina. Uno dei Complici si chiama Tuko. Per la cronaca Tuco è anche il nome del bandito che Eli Wallach interpreta nell'indimenticabile film di Sergio Leone, Il buono Il brutto Il cattivo. Due coincidenze due? Io opterei per la citazione, si, un omaggio a uno dei nostri storici registi inseriti in uno dei più godibili serial degli ultimi anni. Heroes è intrigante, quanto Lost, con in più tanti riferimenti al mondo fumettistico dei super eroi. Da non perdere.
Se mai dovessi abbandonare il pianeta perché uno scorreggione gigante stà per asfissiarne tutti gli abitanti, tra le cose che salverei mettendole in valigia per portarle via con me, ci sarebbero sicuramente le storie noir di Torpedo. Nato dal magico cervello del sempre sia lodato Enrique Sanchez Abuli (Palau de Vidre, Francia, 1945 ) e realizzato graficamente prima dal divino Alex Toth (New York, 1928-2006 ) e poi da…? Non trovo aggettivi, Jordi Bernet (Barcellona, 1944 ) Luca Torelli alias Torpedo cerca di sopravivere nell’America, quella del 1936, della gran depressione e dei gangster ammazzando su commissione. Duro e sfigato, pardon, dannato allo stesso tempo, Torpedo reagisce al ruolo di povero immigrante, figlio d’italiani, che la vita gli ha riservato, a colpi di pistola. La madre Luciana Petrosino è una casalinga il padre Vittorio Torelli è un disoccupato dedito all’alcool che ha sulla coscienza il peso della morte di Mario il fratello di Torpedo, ma questi gliela alleggerirà facendolo far fuori. Torpedo capisce subito che in america ad essere qualcuno non ci si arriva facendo il lustrascarpe, le sue vere attitudini le scopre, quando “Fa la pelle” a MacDonald il poliziotto che diventa la sua prima realizzazione professionale e il suo primo cadavere. Ignorante e tamarro, cresciuto con una cultura da strada, torpedo ama citare frasi famose storpiandole. “ tutti gli uomini hanno un tallone di Attila, o un perone di Achille.” Le bellissime donne che incontra sulla sua strada preferisce consumarle piuttosto che conquistarle. Le storie sono un perfetto equilibrio tra disegno e testo, grottescamente ciniche e intelligenti sono perfette per lo stile grafico di Bernet che caratterizza i protagonisti rendendoli comici ma senza esagerare. Spesso, il titolo avvisa il lettore di ciò che lo aspetta: Sodoma e Camorra, R.I.P e amen, Miami bitch, Il negro che ci lasciò in bianco; testimoniando, anche, il gusto per gli acuti doppi sensi da parte dello scrittore. Il mondo di torpedo è popolato di gangster, papponi e provocanti puttane, tutti con gli stessi obbiettivi che da sempre dettano legge in questo mondo, il potere, il denaro, la fica; dove tutti sono disposti a tutto pur di ottenerli. Paragonato a questa tipologia di persone, nonostante le scarse qualità intellettive, il protagonista risulta quasi un vincitore, Torpedo è il duro ed elegante, sempre con la sigaretta incollata su un lato della bocca, che uccide, tutto sommato, direbbero i moralisti, persone che è meglio che stiano dall’altra parte piuttosto che da questa, spazzatura che quando viene ritirata nessuno rimpiange. Quello che sottolinea Abuli invece è il distacco dalle cose con qui affronta le situazioni il suo personaggio, c’è uno da ammazzare? Paga e torpedo te lo ammazza, c’è una da scopare? Torpedo sfrutterà qualsiasi situazione a suo vantaggio e scoperà. Come comprimario, Abuli ha affiancato al killer, Rascal che finisce quasi sempre per prenderle dall’amico quando le cose vanno storte.
"Qualche anno fa", la rai alle diciasette e quindici mandava in onda, per i più piccoli, un programma chiamato, guarda caso, la TV dei ragazzi.Tra i cartoni animati E i telefilm di Zorro nel 1970 apparvero Gianni e il magico Alverman (Johan en de Alverman ) protagonisti di una serie di produzione belga e lingua fiamminga. Gianni, un giovane medico, durante una vacanza nella contea di Grand, ospite al mulino dello zio William, si innamora della bella Rosita Figlia di don Cristobal de Bobadilla. La ragazza perde nel bosco il suo pappagallo Arabella e Gianni si offre di andare a cercarlo. Nel bosco Gianni Incontrerà Alverman un omino dalle magiche capacità che gli darà una mano a conquistare la bella Rosita e a sposarla.Con le sue Atmosfere da fiaba e da fantasy Gianni e il Magico Alverman trascinarono noi bambini di allora dentro un mondo fatato visto solo nelle illustrazioni dei libri; Per me rimane mitico il momento in cui Alverman Porta Gianni sottoterra dove vive il magico popolo dell'omino, l'anello fafifurnio e il refrein del tema conduttore: "don Cristobal io voglio sposar tua figlia!"
Ultimamente ho visto un pò di documentari sulla grande guerra, 1915-1918, e ho ripreso a leggere LA GRANDE STORIA DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE di Martin Gilbert "Oscar storia Mondadori"." ... i morti è meglio che non vedano quel che son capaci di fare i vivi e la strada storta che sta prendendo il mondo, ... è meglio che non si accorgano nemmeno che noi siamo diventati così poveri e tanto miseri che non siamo capaci di volerci bene ...... no, è meglio che i morti stiano nella neve e nel ghiaccio e che non sappiano di noi, altrimenti potrebbero pensare di essere morti invano ed allora si sentirebbero ancora più soli... "