10.18.2009

Jazz style


1966 in Berlin Germany Dave Brubeck - piano Paul Desmond - alto sax Eugene Wright - bass Joe Morello - drums (notevole la somiglianza, accentuata anche dall'abito e dagli occhiali scuri, tra Dan Aykroyd e Joe Morello). Un classico del jazz: elegante e rilassante nel suo tempo dispari, l'ho ascoltato, e mi ha fatto compagnia, centinaia di volte; sono sicuro che non mi stancherò mai di ascoltarlo... Take Five!

10.17.2009

Hanno cotto il razzo... VIVA l' ITALIA LIBERA!

Basta con la televisione di regime, l'informazione di parte, i programmi rincoglionapopolo, le facce di merda che censurano a loro vantaggio le notizie. Basta con i telegiornali del cazzo e con i minchiagiornalisti e i minchiapresentatori: l'Italia non è una puttana a disposizione.

10.15.2009

Se si tratta di un mondo di vincitori, cosa rimane ai perdenti?

"Ho fatto un film dove non sparano a nessuno, Junior Bonner (L'ultimo buscadero, N.d.R.), "e nessuno è venuto a vederlo."
Sam Peckinpah
(Nella foto un immagine tratta da Pat Garrett and Billy the kid (1973), regia di S. Peckinpah)

10.08.2009

... e via il guinzaglio!


Yo soy maudit...

10.07.2009

Solo chi conosce è un uomo libero

"Non sono i fatti a sconcertare gli esseri umani, ma i loro giudizi intorno ai fatti".
Epitteto

9.30.2009

Goodbye T. Street

Una pietra che rotola non mette mai radici!

9.27.2009

B.B.


...Nobody will know, when you're old
When you're old, nobody will know
that you was a beauty,...
(She's so cold) Rolling Stones

Beano and the Bluesbreakers


Dall'ottimo blog sui fumetti, curato da Luigi Siviero, House of Mystery, vengo a sapere che un paio di settima fa il settimanale inglese per bambini The Beano ha raggiunto e pubblicato il numero 3500 (no, niente!). Vi riporto un estratto dal post di Siviero: " The Beano è un settimanale per bambini pubblicato ininterrottamente dal 26 luglio 1938. L'editore fu costretto a cambiare la periodicità della rivista da settimanale a quindicinale solo durante la Seconda Guerra Mondiale, quando ci fu un razionamento della carta e dell'inchiostro e le scorte non furono sufficienti per stampare The Beano ogni sette giorni." ... Ora, io, The Beano non l'ho mai letto ma ne vidi tanto tempo fa (sigh!) una copia tra le mani di Eric Clapton.
Blues & comics, tra l'altro il disco di John Mayall è tuttora uno dei miei preferiti...
Brani: All your Love Hideaway - Little Girl - Another Man - Double Crossing Time - What'd I say - Key To Love - Parchman Farm - Have You Heard - Ramblin' on my Mind - Steppin' out - It Ain't Right

9.22.2009

Destinazione Afghanistan

Benvenuti sul pianeta terra: il mattatoio dell'universo.

All we are saying to give peace a chance...
John Lennon

9.21.2009

Tagliar la testa ai re è da plebei... Branca! Branca! Branca!

Che dire, in breve, del grande Mario Monicelli?... Con I soliti ignoti (1958), ha dato il via alla commedia all'italiana, e con Brancaleone (magistralmente interpretato da Vittorio Gassman), ha creato uno dei suoi più indimenticabili antieroi. In questo spezzone tratto dal finale di Brancaleone alle crociate (1970), la morte reclama la, dovuta, vita del " picaresco e norcino cavaliere" che, a sua volta però, esige di perire combattendo gloriosamente con la spada in pugno. Il duello Tra Brancaleone e la morte si svolge nel deserto e ha come colonna sonora il fischio del vento. Per me questo rimane uno dei momenti, e uno dei finali, più belli e geniali di tutto il cinema italiano.


"A tuo ammaestramento. Sai tu qual sia, in questa nera valle, la risultanza di ogni sforzo e sacrifizio umano? Calci, nel deretano."

Brancaleone da Norcia

9.14.2009

Police on my back

E' stata da poco approvata al Senato la fiducia sul Ddl 733 B: il decreto abroga l’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944 che prevedeva che i cittadini sono esenti da sanzioni «quando il pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio o pubblico impiegato» abbia causato la reazione dei cittadini «eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni».
Ovvero, il Governo Berlusconi ha appena eliminato una delle norme che garantiva il cittadino dagli abusi di un pubblico ufficiale.
L’art. 4 appena abrogato, disponeva, infatti, che "non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 337 e all’articolo 339, comma 2, codice penale quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio ovvero il pubblico impiegato abbia dato causa al reato preveduto nell’articolo 337 c.p. eccedendo con atti arbitrari i limiti delle proprie attribuzioni"
A cosa porta tutto ciò? Se un cittadino proverà a protestare per rivendicare i propri diritti, non potrà reagire a eventuali cariche immotivate da parte delle forze di polizia: ogni reazione infatti porterà all'arresto del cittadino, che non potrà più denunciare quindi il pubblico ufficiale.

9.09.2009

Mi trattò da rettile. Non fingerò cordoglio.

Oggi pomeriggio dormicchiavo, entra la cameriera filippina: «Signor Villaggio, es morto un grande presentatore televisivo de Italia» Dio mio ho pensato io, ma guarda un po' povero Pippo, ma roba da pazzi dico, Pippo ancora così giovane, così valido. Poi invece arriva mia moglie e dice: «Hai visto è morto Mike Bongiorno». Beh, vi confesso che dovendo scegliere forse avrei preferito la prima soluzione, perché Mike era veramente un monumento italiano. Un monumento e anche una certa mediocrità perché Mike, bisogna riconoscerlo, ha avuto la fortuna di essere mediocre, parlava un linguaggio comprensibile per i 47 milioni di italiani di quegli anni lontani ormai, che erano al 20 per cento quasi analfabeti e lui con un suo linguaggio più che da maestrina elementare quasi da bidello era riuscito a farsi capire ed ad arrivare dove non era arrivato nessuno. Noi a quei tempi avevamo subìto, accettato, e si pensava ma «dimmi un po' dove pensa di arrivare questo». E adesso meriterebbe dei grandi funerali in Duomo. Comunque sarà un funerale importante e ci sarà sicuramente Berlusconi e ci sarà, vivo finalmente, fortunatamente Pippo Baudo e ci sarà Letizia Moratti, ci saranno tutti, molti, tantissimi, quelli sopravvissuti naturalmente, colleghi di lavoro. Beh lui è stato responsabile forse di un abbassamento generale della cultura italiana degli ultimi quarant'anni. La televisione purtroppo ha sostituito la scuola, ha sostituito la famiglia, l'oratorio. E la scuola ha fatto cultura, ma ha fatto la cultura televisiva, una cultura molto bassa e adesso ne paghiamo le conseguenze. Lui è stato uno dei capo fila di quei televisivi che cercavano disperatamente il consenso, cioè i numeri. Io trovo che sia stata quasi deleteria la sua presenza, insomma a me non piace, sarebbe facile come sempre fingere il grande cordoglio. No lui è stato straordinario, c'erano dei momenti in cui si poteva anche sospettare che certe gaffe incredibili che ha fatto fossero premeditate. Io l'ho conosciuto a un Festival di Sanremo dove ero un giovane esordiente e lui non aveva capito che il mio modo di bistrattare il pubblico era un modo disperato per cambiare il rapporto con il pubblico, di cambiare il linguaggio che era diventato già stantio quarant'anni fa e mi ha trattato con un po' di disprezzo, mi ha trattato quasi come un rettile, come uno scarafaggio. E quando son salito sul palco con lui nella serata inaugurale mi ha detto: «Tu però vai giù tra il pubblico perché qui forse...» e io gli ho detto: «Non ti preoccupare Mike che non sporco, quindi non c'è problema». Ma ho sentito che lui in fin dei conti era fiero della sua mediocrità perché non capiva e non sapeva, non aveva la percezione di essere mediocre. Beh nonostante dica queste parole non entusiasmanti sul personaggio trovo che lui sia un vero monumento della storia dell'Italia. E dico la verità un po' mi dispiace perché mi ricorda anche un periodo felice di un'Italia che era appena uscita da una guerra terrificante e cominciava a rinascere. E in quei tempi magri, i tempi famosi di «Lascia o Raddoppia», sembrava addirittura che l'Italia fosse diventata o si fingeva che lo fosse, non si sa, un quarto paese industriale della terra. Vabbé sono invidioso dei funerali che avrà. Avrà dei funerali non in Duomo, ma avrà dei funerali molto importanti e io purtroppo non li avrò. Vedete non si può dire che lui fosse un grande, lui era molto famoso, i grandi che ci sono mancati veramente della nostra cultura sono stati Pasolini, Fellini, Moravia, ma non certo il suo linguaggio, il maledetto linguaggio televisivo. Comunque Mike dovunque tu sia buona fortuna, non ti preoccupare tu sei uno che nella vita se l'è cavata alla grande sempre, te la caverai anche adesso.
Origine: www.unità.it
Paolo Villaggio, sull'Unità, parla della morte di Mike Bongiorno. Approvo pienamente il suo pensiero pieno di sincero odio affettuoso nei confronti del presentatore. Villaggio per me è un grande e trovo bello quell'ultimo augurio un po' ironico e triste ma sicuramente sentito.
Buona fortuna Mike.

9.06.2009

Il gatto, la volpe e bla bla bla!

La gente solitamente non sa mai un cazzo, però sa sempre cosa farebbe al tuo posto... Magari un annuncio?!
(Il disegno è dell'inarrivabile Benito Jacovitti)

8.28.2009

SOLE ROSSO (1972)

Sempre piaciuto il finale di questo western che sa di spaghetti ma non più di tanto. Interpretato da Toshiro Mifune, Ursula Andress, Alain Delon e Charles Bronson; per la regia del britannico, anche se nato in Cina, Terence Young, già regista di quel "oo7 Licenza di uccidere (1965)". Sole rosso ha uno di quei finali dove muoiono il buono e il cattivo e sopravvive chi invece sta nella via di mezzo tra i due aggettivi. Un po' come sottolineare e ricordarci che la vita tra il bianco (che respinge i colori) e il nero (che li ingloba tutti), alla fine, ironicamente, contiene un sacco di altri cromatismi e di altre sfumature.

8.27.2009

Ne manca una dietro il ventaglio ma, se si guarda bene in una direzione, si vedono anche tutte le altre.

Durante il regno di Katsushige, coloro che lo servivano erano scelti sin da giovani, a prescindere dal rango d'appartenenza. Una volta, quando Shiba Kizaemon prestava servizio, il daimio, dopo essersi tagliato le unghie, ordinò:"buttale via". Kizaemon le prese in mano, ma non si alzò, e il daimio chiese: "che cosa c'è che non va?". Egli rispose: "ne manca una". Il daimio disse: "eccola". E gli consegnò quella che aveva nascosto.
Questi sono gli insegnamenti di Yamamoto Jinuemon, padre di Tsunetomo: La detterminazione è tutto. Tieni ben legato persino un pollo. continua a spronare un cavallo al galoppo. Chi critica apertamente non agisce con malizia. Ciò che facciamo in vita riecheggia nell'eternità. Il denaro è qualcosa che si trova quando lo si cerca. Un uomo buono non si trova così facilmente. Cammina con una persona integerrima per un chilometro e ti racconterà almeno sette bugie. E' un atto di cortesia domandare quando si conosce già la risposta. Chiedere quando non si sa è un dovere. Se si guarda bene in una direzione, si vedono anche tutte le altre. Avvolgi le tue intenzioni in aghi di pino. Non si dovrebbe spalancare la bocca o sbadigliare di fronte ad altri. E' bene farlo dietro il ventaglio o la manica. Il cappello di bambù e l'elmetto vanno portati ben calcati sulla fronte.
Da Hagakure Il libro segreto dei samurai di Yamamoto Tsunetomo. (Oscar Mondadori)

7.26.2009

Per un pugno di... Sergio Leone.

Quando si parla di Per un pugno di dollari, 1964, del grande Sergio Leone, viene sempre fuori la faccenda del famoso plagio fatto dal regista italiano, dopo aver visto La sfida del samurai (Yojimbo, 1961) del regista giapponese Akira Kurosawa. D'accordo per il "plagio" riguardante la "story line" del film, ma è pur vero che Leone fece una rivisitazione in chiave western, del nipponico film di Kurosawa, di tutto rispetto, visto quello che accadde dopo. Il film costò cento cinquanta milioni di vecchie lire e ne incassò un miliardo e mezzo dando l'avvio a quel genere che tutti gli appassionati chiamano: "spaghetti western". A difesa di Sergio Leone (un regista che ho sempre ammirato e di cui apprezzo ogni film), riporterò quello che dice Francesco Mininni in uno dei saggi più belli dedicati al regista laziale e al suo cinema: pubblicato dalla Editrice Castoro nella collana "Il Castoro cinema" curata da Fernaldo Di Giammatteo, e uscito come supplemento al numero 68 dell'Unità del 22-3-95... Significativamente, neppure Kurosawa aveva inventato la storia di Yojimbo: l'aveva ricavata da Red Harvest (Piombo e sangue, 1929), un romanzo di Dashiell Hammett (esiste anche un film del 1930, intitolato Roadhouse Nights, probabilmente il più fedele al libro. Uno del 1990, Crocevia della morte (Miller's Crossing), diretto dai fratelli Coen; e uno del 1996, con protagonista Bruce Willis e per la regia di Walter Hill, intitolato Ancora vivo (Last Man Standing) - N.d.R.). Ossia, il western italiano nasce da un testo della hard-boiled school che ha rinnovato il romanzo giallo con una iniezione di crudo realismo. Come si vede i conti tornano. Non tornano invece alla Jolly Film, cui Leone aveva comunicato la necessita di pagare a kurosawa e alla Toho Film i diritti d'autore (diecimila dollari, più o meno sei milioni di lire). (Avete letto bene: "Leone aveva comunicato..." Quindi, Sergio Leone non ha plagiato un cazzo di niente, ha reinterpretato con la sua grande maestria di regista un opera già esistente e voleva che si pagassero, giustamente, i diritti ai detentori - N.d.R.). La Jolly non pagò, kurosawa scoprì il fatto e la produzione fu citata per plagio. Si giunse a un compromesso: a Kurosawa furono ceduti i diritti per lo sfruttamento dei diritti in Giappone ( un buon affare: un milione e mezzo di dollari). E' chiaro che nessuno s'era preoccupato dei diritti perché non si pensava che il film avrebbe avuto successo (siamo un popolo mitico, l'unico a produrre convinti dell'insuccesso di quello che produrremo... Italy, I Love You! - N.d.R.): pagare per un film che sarebbe passato sotto silenzio sembrava un inutile spreco (sono gli anni sessanta ma siamo pur sempre in Italia, il paese dei santi, dei navigatori e degli evasori. Non dimenticatelo - N.d.R.)... Che il modo di concepire lo spettacolo cinematografico tipico di Leone abbia esercitato una sua influenza è indubbio. Ci si chiede, ad esempio, se Sam Peckinpha avrebbe potuto realizzare i suoi film , e soprattutto The Wild Bunch (Il mucchio selvaggio, 1969), senza il successo di Leone. Il grande risultato di Per un pugno di dollari aprì porte chiuse, permettendo ad altri di fare i film che volevano in piena libertà. Prima nessun produttore avrebbe rischiato senza garanzie. Pare che lo stesso kubrick abbia affermato che A Clockwork Orange (Arancia meccanica, 1971) deve molto a Leone...
Francesco Mininni
Guardando al cinema di Leone, alla sua inventiva, al suo modo intelligente di reinterpretare e dare nuova vita ad un genere che ormai sembrava avesse detto tutto, si capisce quanto Leone amasse il suo lavoro e quanto ci fosse dentro da sempre con la voglia di proporre i suoi personaggi che entravano in scena talmente anonimi da non avere, a volte, neanche dei nomi ben definiti ma che con le loro facce sudate, i loro abiti sporchi e consumati, le loro barbe lunghe e il puzzo dei sigari e della polvere da sparo delle pistole, racchiudono in l'essenza del mito, quel mito ormai crepuscolare che piaceva tanto raccontare a questo bravo regista.
Concludendo: se Springsteen introduce il suo concerto a Roma con un pezzo di Morricone: "C'era una volta il west" tratto da un film di Leone, e se Kubrick si mise ad usare la musica in diretta mentre girava, così come faceva il regista romano, un cazzo di buon motivo deve pur esserci... Purtroppo nonostante la sua riconosciuta importanza nella storia del cinema, Sergio Leone non ha mai ricevuto un Oscar: America vergognati!
That's all folks!

7.13.2009

Dire parolacce aiuta a sopportare il dolore (che bello!)


ROMA - Vi siete schiacciati il dito nella porta e vi è scappato qualche impropero poco carino? Forse il 'francesismo' è giustificato, infatti le imprecazioni aiutano a ridurre il dolore. Lo dimostra uno studio condotto alla Keele University e pubblicato sulla rivista Neuroreport. L'equipe di psicologi guidata da Richard Stephens ha chiesto ad un gruppo di volontari di tenere il più possibile la mano in un secchio di acqua ghiacciata, e di proferire in piena libertà imprecazioni durante questa prova del freddo che può essere piuttosto dolorosa. In un secondo tempo gli psicologi hanno detto loro di pronunciare parole neutre ripetendo la prova. E' emerso che la mano è tenuta nel ghiaccio più a lungo mentre si lanciano improperi e imprecazioni, segno che la soglia di tolleranza del dolore è aumentata, cioé che gli improperi aumentano la resistenza ad esso. E' possibile che le parolacce inneschino reazioni fisiche oltre che emotive, aiutando a sopportare il dolore. Ciò potrebbe spiegare, ha concluso Stephens, perché dire parolacce e imprecazioni è una pratica universalmente diffusa e vecchia di secoli e secoli.

Da Ansa.it

Ora, visto che noi di, italici, dolori dobbiamo reggerne ogni fottuto giorno... Maporcadiquellazozzatroialuridainfamebagascia... Etc. Etc.

Summer Ghosts...

...upon the seven seas, one of them could be just me.

7.03.2009

Rolling Stones - She's so cold

"Sì, io sono un vulcano in eruzione ma lei è così fredda. Deve essere nata al polo nord, quando la tocco le mie mani congelano... Be'! Quando sarai vecchia nessuno immaginerà mai che da giovane eri una vera bellezza... I'm so hot for her and she's so cold!"

Adoro quei cinque vecchietti rocchettari & rollari!