Kenneth Parker
1844 ― 1908
So long, old friend.

Ambientato a Jackson nel Mississippi durante gli anni '60, The help racconta ancora una volta il profondo sud degli stati uniti dove lo schiavismo si è trasformato in un ancora più umiliante segregazionismo. Eugenia Phelan, conosciuta da tutti come Skeeter è una neo laureata e giovane scrittrice anticonformista che trova impiego presso il giornale locale dove le viene affidata una rubrica sull'igiene. Consapevole dell'antiquato status in cui verte il Mississippi e della pesante condizione in cui vivono le domestiche afroamericane costrette a mangiare in disparte utilizzando stoviglie proprie e interdette dai bagni dei ricchi"padroni" bianchi anche se si occupano della crescita e l'educazione dei loro figli, decide di intraprendere un progetto editoriale proponendolo a miss Stein una editrice di New York e raccontare attraverso la testimonianza delle domestiche i paradossi sociali del paese. Skeeter, all'inizio non trova nessuna disposta a collaborare perché impaurite dalle leggi razziali e dalle eventuali rappresaglie del Ku Klux Klan, ma poi riesce a convincere Aibileen Clark che ha perso il figlio in un incidente dove non è stato soccorso, a collaborare alla rubrica e dopo alla stesura del libro. Alle due donne si aggiugerà anche Minny che subisce la violenza del marito e presta servizio in casa di miss Celia, una delle poche persone a trattarla umanamente, emarginata a sua volta perché ha sposato lo scapolo più ambito del paese. Grazie poi alle lotte di Martin luther King e ai movimenti per i diritti civili altre domestiche si convinceranno a raccontare le loro storie. Il libro verrà pubblicato con successo, e porterà scompiglio e disappunto tra i conformisti e le benpensanti di Jackson mettendo alla berlina alcuni degli abitanti. Skeeter verrà lasciata dal fidanzato che non condivide i suoi ideali, Aibileen accusata di essere l'autrice del libro, per ritorsione, verrà incolpata di furto e licenziata mentre Minny troverà il coraggio di lasciare il marito. Alle tre donne si apre un nuovo futuro che vedrà Skeeter e Aibileen diventare probabilmente delle scrittrici.
Ambientato in Messico ma girato nelle Filippine, Originale e sorprendente nella misura in cui può essere un fumetto della SBE scritto da Vigna e disegnato da Manara, appetitoso quanto una torta al vomito, intenso e credibile quanto una puntata di Forum, terrificante come l'esame del sangue o essere visitati da un medico della Mutua, avventuroso come iscriversi ad un corso di uncinetto: La tomba, film horror per la regia di David Hunt (il defunto e criticatissimo maestro Bruno Mattei)si visiona pentendosi alla fine di non essere andati a trans o a troie. Recitato da figli e nipoti dell'addetto ai cestini e doppiato dai dilettanti amici del cugino del produttore, doppiaggio a cazzo che sicuramente non migliora le già scarse qualità della pellicola. Il film racconta di un "incredibile"gruppo di studenti archeologi che aiutati, a loro insaputa, da una strega riporta alla luce la tomba di un sacerdote maya su cui gravava una antica maledizione, e questa è la parte originale del film. Il resto praticamente è il remake de La mummia di Sommers più Indiana Jones e il tempio maledetto versione porno ma purtroppo senza la pornografia. Voi direte: ma allora è un film da evitare?! No! Assolutamente. E' un b movies girato a basso costo dove il polistirolo si spreca insieme all'alkermes, ai colori Giotto e alle lampadine per gli effetti speciali, un film che sia il regista (se fosse ancora vivo), la troupe e gli attori andrebbero processati e condannati per oltraggio ai fratelli Lumière, un film che conferma quanto ci piace farci del male ma che ha il pregio di far ridere; e farsi una risata con un b movies horror in questo mondo che si prende tanto sul serio da far paura non è cosa certamente da poco. Quindi se vi capita di trovarne una copia vicino a Laura non c'è, Alex l'ariete o Oblivion, a prezzo popolare nei cestini degli scarti di un centro commerciale, non esitate e acquistatelo.

Con il 44° numero di Lucky Luke, con ottantotto storie, per un totale di 3872 tavole, pubblicate settimanalmente da La Gazzetta dello Sport,
Stan Sakai è l'autore di Usagi Yogimbo una famosa serie a fumetti ambientata nel giappone feudale (quella dei samuarai per intenderci)dove tutti i personaggi sono antropomorfizzati e il protagonista è un ronin con le sembianze di un coniglio bianco le cui avventure si ispirano alla vita di Miyamoto Musashi. A prima vista Usagi Yogimbo potrebbe sembrare un prodotto parodia destinato ai ragazzi mentre invece le avventure di questo coniglio samurai hanno un taglio molto realistico e con una rappresentazione iconografica del periodo ben documenta e ottimamente disegnata; una vera delizia per gli occhi. I protagonisti dalle sembianze animali si comportano come tutti gli esseri umani: vivendo, amando, combattendo per poi infine morire. Il capolavoro del maestro Sakai ovviamente strizza l'occhio ai chambara movies, con citazioni colte dal cineme di Kurosawa (Yogimbo, la sfida del samurai,1961)o a personaggi come Zatoichi il protagonista cieco di 27 film e dell'omonima serie TV degli anni '70. Questo autore, nato a Tokyo il 25 marzo del 1953 ma statunitense di terza generazione, si ispira per il suo lavoro, inizialmente, a quello del cartoonist spagnolo Sergio Aragonés, e il suo esordio avviene con il fumetto Nilson Grounthumper (dove Usagi era solo un comprimario)sulle pagine di Albedo della Thoughts and Images, una rivista antologica della prima metà degli anni '80 in cui si
pubblicano storie sulla scia del successo delle Tartarughe ninja. Stan Sakay ha scritto e disegnato inoltre: A Springfield nessuno può sentirti urlare #7, della serie a fumetti Burt Simpson' presenta "treehouse of horror", e la quarta di copertina di Burt Simpson presenta "treehouse of horror #6". Nel 2013 ha disegnato il comic book: 47 Ronin, l'adattamento a fumetti di un famoso fatto storico del Giappone scritto da Mike Richardson e supervisionato da Kazuo Koike (Lone wolf and cub - Samurai Itto Ogami)per i tipi della Dark horse. In Italia Usagi Yogimbo ha sempre avuto un percorso editoriale travagliato e discontinuo non raggiungendo mai il successo che meriterebbe (sic!). I tipi della Renoir comics hanno annunciato sulla loro pagina facebook, alla fine dello scorso anno, la pubblicazione nel 2014 di due volumoni con le avventure dei primi 10 anni di questo personaggio che ha oramai la bellezza di cinque lustri di vita editoriale. Iniziativa che si spera vada a buon fine perché aiuterà a sostenere le spese per le cure della malattia della signora Sakai. Auguri alla famiglia Sakai per altri 25 anni di Yogimbo san!
Lady Snowblood, 1973 (Shurayukihime)di Fugita Toshiya è un jidaigeki chanbara revenge movies, che parla dell'inarrestabile vendetta di Yuki nata in carcere da una madre, che la definisce "bambina degli inferi" venuta al mondo per vendicarla, morta subito dopo il parto. Il film ispirato all'omonimo manga scritto da Kazuo Koike e disegnato da Kazuo Kamimura pubblicato tra il 1972 e il 1973, è diviso in quattro capitolo intitolati: Capitolo primo: La vendetta lega amore e odio. Capitolo secondo: Bambole piangenti di bambù degli inferi. Capitolo terzo: Ombrello di sangue, cuore di fiori. Capitolo quarto: La casa delle gioie, Ultimo inferno. Nel film quando si raccontano i flashback della storia, appaiono delle illustrazioni che omaggiano il fumetto da cui è tratto. Le scene di volenza nel pieno rispetto della drammaturgia giapponese dell'antico teatro Kabuki, si vede calare anche un sipario, mostrano senza indugio mani mozzate e sangue che sgorga a fiotti da ferite causate da terribili fendenti. A certe strutture del film come fermo immagine con i nomi dei personaggi, duelli sulla neve, divisione in capitoli, colonna sonora e al personaggio di Yuki si è ispirato Quentin Tarantino per il suo film: Kill Bill, 2003, 2004. Esiste un sequel sempre per la regia di Fugita Toshiya, intitolato Lady Snowblood 2: Love song of vengeance, 1974. Mentre il fumetto ha ancora ispirato il film del 2001: The princess blade di Shinsuke Sato.