2.23.2010

The Wolfman

Agile, veloce, brutalmente letale. Metafora di un inconscio disagio per quella parte bestiale che si annida in tutti noi. Una fiaba nera in cui si respira anche un po' di dramma Shakespeariano passando per Edipo mentre si è immersi in una splendida Vittoriana Inghilterra di fine ottocento, dove forse già si aggira anche il conte Dracula in cerca di vittime, oppressa e ancora terrorizzata dall'ombra di Jack lo squartatore. La notte, un ululato, la luna piena e il suo lato oscuro (lato oscuro che poi non esiste), elementi da cui comunque, forse, hanno origine molte ancestrali e umane paure. Un finale che non lascia dubbi sul bene e sul male che "dicotomizzano" gli esseri che abitano questo pianeta, e ciò che possono, o non possono, fare i sentimenti. Un'altra piccola lezione su come l'esistenza, a volte beffardamente, dispensi giustizia e ingiustizia intercedendo con i suoi piani personali, mentre annulla quelli umani, e dimostrando quanto sia facile, dopotutto, anche oltrepassare il confine per ritrovarsi trasformarti da prede in cacciatori o da cacciatori in prede.
"Anche l'uomo che ha puro il suo cuore e ogni giorno si raccoglie in preghiera può diventar lupo se fiorisce l'aconitum e la luna piena splende la sera."